mercoledì 29 aprile 2009

libri di testo

Finalmente è arrivato!

A dire il vero è già da un po' che è arrivato: quasi un mese che ci studio sopra, e ancora non sono vicino ad intuire un decimo di quanto vorrei capire.
L'ho ordinato su Internet Bookshop assieme a Grateful Dead annotated Lyrics, tanto per trovare una colonna sonora adeguata alla lettura, e in uno scatolone imballato come si deve mi è arrivato direttamente a casa:

Moto Guzzi
storia, tecnica e modelli dal 1921 ad oggi

Giorgio Nada Editore
45 euri spesi veramente bene

Per ripercorrere la nascita di un marchio, dei nomi che l'hanno reso famoso, e dei modelli più affascinanti, strani o semplicemente deliranti prodotti dagli inizi del secolo scorso ad oggi. Compreso quell'uccellaccio scritto male dei post precedenti, un modello di amore-odio che mi son messo anche a cercare sul web, e che nel frattempo è sparito dalle stradine dove solitamente se ne stava parcheggiato.
Compresa, a seguire, una piccola selezione di favoriti: bestie strane uscite probabilmente da un designer ubriaco, culi a sposa, cilindrate improbabili.
Il tutto corredato da dettagli e minuzie tecniche degne del miglior appassionato di motori, da schemi e disegni tecnici, numeri di valvole messi giù come se fossero note sul pentagramma. Che come le note non sono in grado di apprezzare del tutto, ma che hanno il loro porco fascino anche per un neofita.
D'altra parte bisogna avecci una coscienza storica!

giovedì 16 aprile 2009

romance in Livorno

prosieguo di quanto cominciato qui, racconto di un viaggio della speranza trasformato in camminata ad ascoltare musica in cerca di cibo

Nun chiagne Maddalena, Dio ci guarderà
e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finirà
e tu potrai ballare o' fandango

Il turno di lavoro finito alle 11, la sera prima. Qualche ora di sonno, una sveglia improbabile, e l'autista che sta ingranando con gli altri lavoretti e non può accompagnarmi fino al capoluogo. Dal turno di pomeriggio al turno di notte, quel che sta nel mezzo, è quanto segue. Solo dopo verrà fuori per quella che è stata: la notte di un giorno duro.
L'inizio è in musica: la preparazione al viaggio. Venti puntate di Area Protetta caricate sul lettore, già dall'inizio del viaggio si parte sotto i presagi migliori. Paul Simon: un pezzo da Graceland, qualche nota d'Africa, e il sole che scalda il treno. Il tragitto si srotola in tempi brevissimi, poi la stazione di Livorno che si apre, e una marcia a tappe forzate, in cerca di luoghi persone e spunti, comincia.
Comincia accompagnata fin dall'inizio dalla voce di Sergio Mancinelli registrata su Lifegate Radio, in memoria di quando a long long time ago, I can still remember how that music used to make me smile. Prosegue con i suoni del Delta, un po' di musica Cajun, ad accompagnare i passi in direzione della Pasticceria Cristiani. La prima tappa della marcia, un pezzo di passato che mescola il dolce dei bignè al pistacchio e al cioccolato con tutti i cattivi ricordi legati agli Spedali Riuniti, lì a pochi metri.
Da lì, individuata la sede dell'appuntamento in via Venturi, è tutto un perdersi per le vie e per i ricordi, vaghi, di un posto mai conosciuto fino in fondo, mai abbastanza. Sono sbucato non so come in Piazza Attias, presa da dietro, e sulle orme di un'antica gita fuori porta ho ripercorso le vie a caso, in cerca di cibo. vespa open sourceAll'Osteria n° Nove, all'epoca, non c'era posto. Ma i due ragazzi che erano lì ci consigliarono bene: un po' di passi in più e si finì al Melafumo a mangiar pesciacci (che sono quelli meglio). A questo giro, per pranzo, li ho beccati entrambi chiusi. Ma ripercorrere le stesse stradine mi ha fatto imbattere in un PX 150 open source!
Ora, scrivendo da un compiùter con su Linux, con un fratello (ex) fondatore del GULP! (Gruppo Utenti Linux Piombino), nonché vespista, non potevo non mettermi a far foto.
Finiti gli scatti, con la fame che tornava a farsi sentire, ho seguito il richiamo della Venezia, poi le indicazioni di un tabaccaio, e sono arrivato alla rivelazione. Un cinque e cinque nel francese (altro che schiaccina!) da Gagarin, una scoperta, un locale che va visto, oltre che raccontato. Dove si entra da una porta anonima con le tendine in plastica, un locale di pochi metri quadrati coi mattoncini quadrati alle pareti, e il bancone in fondo. Dietro il bancone, oltre al forno a legna, la moglie di Gagarin e i figli. Tranquillità. In un attimo, De André in sottofondo a fare compagnia, e ad ispirare la musica in versi di inizio e fine post. Pane francese, torta, pepe e una spuma bionda, a rifocillare l'animo. Avrei voluto, avrei dovuto fare due foto, ma nel giro di dieci minuti il locale si è riempito, la fila fino alla porta, e ho preferito godermi il pranzo e le chiacchere della gente: una che spiegava all'altra che "Gagarin 'era' il marito della signora", e lei che rispondeva "è ancora il mi' marito, è sempre vivo, e si chiama sempre Gagarin! E chi l'ammazza! Viene la mattina, lui. Poi va a fa' la legna nel bosco". Un sorriso felice e al tempo stesso rassegnato all'inevitabilità del marito, e un nome che viene dritto dalla cultura della città, ed è andato a far parte della sua storia. Una meraviglia di pranzo, alfine. E di nuovo via a camminare spediti.

Quel che rimane è l'appuntamento vero motivo del viaggio: una visita alla commissione medica patenti, l'ennesimo incontro con una burocrazja delirante, che non ho voluto raccontare. Ho preferito glissare, raccontare dei giri di un guzzista a piedi in cerca del modo di tornare bicilindrico, delle piccole scoperte e impressioni di una bella città dove potrei anche vivere, se non fossero tutti così dannatamente livornesi, nel bene e nel male.
Grazie a tutto questo mi è rimasta in tasca una bella giornata, nonostante l'incertezza del risultato. E grazie a un bigliettino sotto la sella di quella vespa, mi è rimasto anche un contatto con Riccardo, autoferrotranviere vespista ubuntista, che oltre a seguirmi qui sul blog magari un giorno monterà suo figlio sulla sella del suo insetto a sorgente aperta e verrà a farsi una mangiata quaggiù nella parte sud della provincia. Speriamo di poterlo accompagnare a fare un giro su due ruote nei paesi dei dintorni, la moto andante, la patente in tasca.

The way is long but the end is near
Already the fiesta has begun.
The face of God will appear
With His serpent eyes of obsidian.

mercoledì 1 aprile 2009

(nillio) nibbio: guzzisti duri

Duro
['duro]
agg., s.m,
1 che si intacca o si scalfisce difficilmente, che resiste; che non cede
2 difficile, aspro; ottuso; rozzo; severo

Guzzisti duri. Dove per duri si intende quanto al punto due, ovviamente.
Questo post, breve quanto possibile perché passi inosservata la mia inettitudine, è riferito a quanto raccontato qui. Per chi non avesse voglia di pigiarci sopra, è la storia di un mio incontro fortuito in giro per Piombino con un mezzo ignoto nato sotto il Segno dell'Aquila, di cui non riuscivo a trovare il modello. Sarebbe stato bello risalire ad una storia interessante, se non fossi stato dissuaso dal farmi i fatti degli altri. Purtroppo, è andata com'è andata. Niente post con la storia romantica di un cinquantino dagli anni 70 a oggi. Niente avventure alla macchia in sella a uno scricciolo (altro che rapace!) con le ruote alte. Solo qualche foto, e un po' di curiosità.
Poi mi fanno presente che non so leggere. Che quelle due sono "bi" e non "elle". Che - coglione che non sono altro - bastava un po' di immaginazione per vedere il rapace di cui sopra fare coppia con i vari stornelli, lodole, galletti, bestie volanti varie e uccellacci assassini di casa Guzzi. In effetti non ci voleva molto.

A mia discolpa volevo però portare i seguenti elementi:
- La decalcomania del nome, come commentato, è talmente orrenda da risultare illeggibile. D'altronde come dice il Cruse: erano gli anni 70 e il padrone era un argentino.
- Alla voce Guzzi su Wikipedia la Moto Guzzi Nibbio non è menzionata.
- E' praticamente inesistente sul mercato dell'usato.
- E' rimasto in produzione 8 anni e basta, non è poco, ma neanche poi troppo per lasciare Il Segno.
- Frugando veloce in rete si trovano riferimenti praticamente soltanto al Nibbio 100 della Gianca, un modello di scùter me-ra-vo-glio-so. Ma niente a che vedere con quel cinquantino dalle ruote alte.

La foto qui accanto del Nibbio Gianca è uscita da un sito crucco, mentre quelle del Nibbio Propriamente Detto le ho trovate quasi per caso, come per magia, da un sito olandese: il Moto Guzzi Club Nederland, dove frugando si trovano schede praticamente di tutti i modelli, sottomodelli, contromodelli e para-riedizioni. In olandese, ovviamente. Quindi, come immaginerete, perfettamente comprensibile. Un delirio di ricerca, e nella lingua madre del costruttore a malapena c'era il manuale d'uso, con l'introduzione in francese. Come se non ci importasse, insomma.
Chissà come mai le case storiche non mettono una sezione - perlappunto - storica nei loro siti. D'accordo, non paga. Ma sarebbe interessante, divertente. Mi sbilancio anche con educativo e utile.
O forse perderebbe il fascino della ricerca, avere troppo le cose facili...

Comunque, nonostante gli argomenti a mia discolpa, ha ragione il Cruse: bisogna studiare. Anche se non colmerò mai le lacune tecniche e meccaniche: parto dal presupposto che il motore funziona per diretto intevento della Madonnina, almeno quelle storiche le dovrò appianare.

Meno male sta arrivando il libro di testo!