mercoledì 18 marzo 2009

la lunga marcia

with your chrome hearth shining
in the sun
long may you run


Ho sempre viaggiato per curiosità, per vedere se c'era qualcosa dall'altra parte dove andavo. Il più delle volte con gli occhi di chi cerca qualcosa che valga la pena di esser raccontato. Il più delle volte senza raccontarlo mai.
Imbattermi per caso nella storia raccontata su longwalk.it mi ha fatto tornare voglia di andare in giro e vedere gente. Non tanto posti, ma gente. E nuovamente leggere storie raccolte di vita sparsa.
Ho raccattato in giro per la rete materiale da lettura per sopravvivere al lungo inverno, che per me durerà fino a luglio(*). L'ho accatastato con immenso piacere nella colonna a destra del blog, come tributo al meglio trovato in giro per la rete. Per Claudio Giovenzana e per il suo progetto mi è sembrato doveroso spendere due righe in più, forse perché non è solo di moto che si tratta. Nonostante la targa di 'guzzista dell'anno', non è solo di moto.
Certo, la ricerca della felicità è uno scopo di viaggio a mio avviso decisamente sopra le righe. Forse eccessivo. Di sicuro tutto il progetto è discutibile, criticabile. Più o meno come altra attività umana.
Allo stesso modo potrei passare ore a tesserne le lodi: in sella ad una guzzi a fare il giro del mondo, alla ricerca della felicità.
Mi limito in fondo a segnalarlo, invitarvi alla lettura e all'ascolto, anche al supporto materiale, se qualcuno può permetterselo. Perché "ci sono persone che hanno decisamente più bisogno di un contributo", è vero. Ma quella lunga marcia, quel viaggio "lo hai sempre voluto fare, e ora qualcuno lo sta facendo, e continua a farlo, e vuole anche condividerlo e raccontarlo".
Perché non è il resoconto di una vacanza, non è un elenco di nomi di luoghi e chilometri percorsi. E' un racconto di viaggio durante il viaggio. E' un racconto in divenire delle facce delle persone incontrate, una storia in movimento che raccoglie le storie di tutti quelli che gli stanno passando lungo la strada.
E la strada è ancora lunga, a fare il giro delle tre americhe.

Ah, è un racconto fatto in moto, a cavallo di una Guzzi California. Ed è divertente.
L'ha scritto, lo sta ancora scrivendo, filmando e musicando un tizio che non ho idea di chi sia, se non tramite quello che scrive. Ma che se un giorno capitasse in zona di casa, nelle strade su cui spero di poter di nuovo girare anch'io, inviterei volentieri a farsi una mangiata.

Un post che vuole essere un augurio di buon viaggio

mercoledì 4 marzo 2009

nillio: guzzisti sparsi

dei problemi del fotografo
dell'ignoranza del neofita
e della curiosità


Visto lo stato attuale delle cose, mi capita spesso di farmela a piedi in giro per la città. E visto che mi hanno impossibilitato ad andare in moto, oltre a crearmi non pochi problemi per raggiungere il lavoro, una delle conseguenze che sto sperimentando è quella di dovermi frugare il cervello in cerca di materiale guzzistico per il blog.
C'è di buono, se proprio ci vogliamo trovare del buono per via della questione del karma di cui parlavo nello scorso post, che a girare a piedi si va più piano. L'idea, nell'acquistare Ragnola lo scorso anno, era proprio quella di andar piano: cercavo una moto da pigri che mi riportasse a godermi le strade della zona a ritmi più calmi, bassa velocità, tempo da concedere agli occhi.
Forse così piano è un po' troppo, ma ridimensionando il tutto alla mia nuova condizione di pedone ho ripreso, almeno sgambettando per le vie piombinesi, a portarmi dietro la macchina fotografica. E a cercare soggetti, facce, luoghi da riproporre, come base per raccontare una storia.
Mi è capitato, una decina di giorni fa, di imbattermi in questo lontano parente di Ragnola che vedete sopra. Di lì l'idea di un progetto a lungo raggio: scovare in giro per il comune i vari Guzzisti, ex Guzzisti, motociclisti in genere, per fare un piccolo quadro di mezzi in giro per la città, e con un po' di fortuna delle facce e delle parole di persone che quei mezzi li guidano, li accudiscono, li maltrattano, o se li sognano anche la notte.
Il primo tentativo, in un periodo di sfortuna cronica non poteva che essere così, è ovviamente andato a farsi maledire, almeno per il momento. Nella passeggiata di rientro a casa, mi sono fermato a scattare le poche foto che accompagnano questo articolo, ripromettendomi di passare di nuovo di lì e parlare col macellaio dell'angolo, chiedere due informazioni sul proprietario, abbozzare qualche domanda per qualche racconto di una storia motociclistica di sicuro più lunga della mia, e tirarci fuori due righe più interessanti di queste.
Purtroppo dopo pochi minuti che scattavo foto sono stato raggiunto da un ragazzo insospettito:

- Scusi...
- Sì?
- Le posso chiedere cosa sta facendo?
- Beh... facevo due foto alla piccola bestia, q
ui...
- No, perché... sarebbe del compagno di mia madre. E lei mi ha mandato a controllare se ci sono problemi. E... Ma lei è Fotografo?


Qui la faccia mi ha preso la forma di un grosso punto interrogativo. No, davvero. Mi ha spiazzato. Io non sono 'fotografo'. Al massimo mi diletto a scattare qualche foto ogni tanto, con scarsi risultati. Specie se mi fanno pressioni, come si vede dalle foto più scadenti del solito in questo articoletto.
Non sono nemmeno scrittore, giornalista, men che mai 'blogger'. Mi diletto a scrivere due righe senza pretese, sulle esperienze di un guidatore (appiedato) senza pretese, alla guida di una moto senza pretese fichissima. Ma che dovevo rispondere?

- Sì, più o meno... diciamo amatoriale. Anzi, mi farebbe anche piacere parlare col proprietario. Sai, ho anch'io una Guzzi. Stavo facendo una ricerca sulle Guzzi in giro per Piombino, e questa non è proprio nuovissima: se ne trovano poche in giro, non so di preciso neanche il modello, magari c'è modo di parlarci un attimo, anche un'altra volta...
- Ora il proprietario non c'è, è via. Arrivederci.


Ed è partito sullo scooter che aveva lì accanto. Sdubbiato.
Dopo tre minuti è tornato, credo abbia fatto il giro dell'isolato, ed ero sempre lì. Mi ha guardato (sdubbiatissimo) rincasando mentre chiaccheravo con Homer, che nel mentre era passato lì accanto in macchina.
Ora, il punto di tutto questo scrivere è che io sono un tipo abbastanza riservato. Non cela faccio a fare street photography scattando nel ghigno alla gente, e mettermi a questionare per una foto. Se mi sembra anche solo lontanamente di dare fastidio lascio perdere, chiedo scusa e me ne vado. Anche se è nel mio diritto scattare a cosa cavolo mi pare, e di certo non ho grosse limitazioni a pubblicare le foto scattate, se non ritraggono persone.
Di certo non violo la privacy di nessuno a far le foto a una moto parcheggiata, e difatti eccole qui. Ma ci sono rimasto male. Avevo in mente di associare un viso, a quel Guzzi ancora con la catena e senza bicilindrico. Di raccontare una storia su com'è che ancora vive, resistendo a scùter e modernità, quel vecchio motorino con non pochi punti di ruggine sparsi ovunque. L'anno di nascita, i passaggi di mano, le strade percorse e le eredità trascorse da chissà quando ad oggi. Invece sono rimasto con il dubbio di aver dato fastidio, e mi auguro che queste (troppe) righe possano servire a riconciliarmi col proprietario di Nillio (dubito fortemente sia il modello, come mi ha detto il ragazzo che mi ha fermato). Magari avere di nuovo la possibilità di scrivere della genesi di un nome diverso da quello di Ragnola, e cominciare un po' meglio il viaggio nella storia delle Guzzi della Val di Cornia.
Utopia, probabilmente. Ma se anche solo riuscissi a risalire al tipo di bestia con le ruote sarebbe un piccolo passo avanti, nella mia personalissima ricostruzione di un mondo per me ancora tutto da scoprire. Purtroppo per ora mi ha bloccato la paranoia imperante venduta dalle tivù che vuole tutti quelli armati di macchina fotografica come depravati, terroristi, nel migliore dei casi malintenzionati. Posso assicurare che non rientro in nessuno dei tre casi, a meno che non sia depravazione (e per qualcuno forse lo è) far foto alle moto parcheggiate in strada.
Se qualcuno di voi lettori, comunque, è un appassionato di Guzzi, un curioso cronico, un depravato insommma, non esiti. Una dritta su questo piccolo di casa Mandello che vedete in foto, un altro amore tutto vostro da raccontare, un'impressione di viaggio. Il blog è aperto a chiunque abbia voglia di dire la sua, fosse anche solo l'inizio per ritrovarsi una volta e bersi una birra fare due chiacchere assieme.