venerdì 30 gennaio 2009

the world's fastest Indian

I post si diradano, e le avventure in moto si prendono una pausa proprio all'inizio della stagione migliore. Proverò a scriverne comunque, delle avventure in sella a ragnola. Anche se in sella non ci potrò salire per un po'. Anche se con queste giornate è una pena. A breve, se e quando sarà il caso di pubblicarle, le motivazioni di un abbandono forzato, ma temporaneo. Nel frattempo, cercherò di non chiudere per lutto.
E così mi sono dato alla documentazione. D'altra parte, se davvero bisogna avecci una memoria storica, è bene che continui sulla falsariga del post precedente, e resista alla tentazione di improvvisarmi meccanico. Sarà il caso che prima mi dedichi alla parte storico-letteraria, per il momento l'unica digeribile sull'argomento motori da chi come me si ritrova convinto ogni giorno di più che dentro le gomme ci siano i criceti, a far girare le ruote.Non ricordo neanche com'è che mi ci sono imbattuto, ma neanche dieci giorni fa mi è capitato sottomano Indian - La grande sfida. Film più che godibile, nonostante le recensioni online lo ammazzino un po' per una supposta vena di buonismo. E' La storia, affascinante, di Mr. Burt Munro e della sua Triumph, in viaggio dalla Nuova Zelanda agli USA per correre a palla sul lago salato di Bonneville. Fila veloce, il film come il protagonista, fino alla fine della pellicola, complice il buon vecchio Anthony Hopkins nei panni del vecchio motociclista neozelandese. Ed è un invito ad approfondire la questione, a partire dalla storia di un folle, fino a tutto un mondo che ruota attorno alla velocità, soprattutto, ma in buona parte anche alla voglia di andare in giro con gli occhi un po' più curiosi del solito.
Lungi da me voler cominciare a recensire film, alcuni dettagli in più su Indian li trovate qui. Alla fine andare in giro per il mondo, anche con uno scopo folle come quello di correre a palla su una stesa piatta di sale, è un bel modo di raccogliere abbastanza idee, facce, parole da raccontare una storia. O da diventare parte di una storia.
La storia, nel dettaglio, l'ho trovata sul sito di un fogato di Triumph, ed è un buon inizio, nonostante la velocità smodata non sia proprio in cima ai miei interessi, e prediliga di gran lunga le gite lente e i viaggi lunghi. Sto ancora cercando, guardandomi in giro, raccogliendo idee ed indizi. Nel frattempo, saltabeccando da un link all'altro, sono voluto andare a vedere che ne è stato delle Indian oggi.
A leggere di Munro, a vedere il film, l'impressione era che si trattasse di storia. Principalmente di storia passata ,a velocità smodata, sul lago salato di Bonneville. Per carità, sempre roba fica anni 70, ma roba giunta alla fine di un ciclo vitale. Con una certa sorpresa, dettata dall'ignoranza, sono andato a scoprire una produzione di nicchia, a costi proibitivi, di gioiellini - in verità al limite estremo dell'aggettivo 'tamarro' - come quello qui accanto. Evidentemente è una storia che continua. Percorre altre strade, e sembrano essere strade più larghe, con paesaggi più calmi, con ritmi più lenti. La mia signora, per inciso, si è illuminata. Fortuna che non abbiamo tutti quegli euri da spenderci, o sarebbe davvero servito quanto prima un giacchetto di pelle con i peneri! Temo il giorno in cui mi tornerà a casa con una patente A3, un paio di stivali di cuoio marrone e una Harley-Davidson...

martedì 20 gennaio 2009

regali di natale

Finalmente è passato il natale.
Per me che precariamente vivacchio di turismo le feste hanno voluto dire sostanzialmente delirio, corse, superlavoro e un bordello di gente in giro. Tanto da arrivare sfatto a casa, a metà tra lo stanco dal lavoro e il provato dalle cene sovrabbondanti equamente divise tra amici e famiglia.
Le stesse cene, unite al gelo e agli ultimi (ultimi?) strascichi di pioggia, mi hanno tenuto alla larga dalle gitarelle su due ruote per diversi giorni, complici le rogne di cui ai post precedenti. Complice il Generale Inverno passato come al solito dalla parte sbagliata del pianeta. E complice l'attrezzatura ancora insufficiente ad affrontare i trentacinque chilometri da casa a lavoro senza congelarsi le dita.
Nel frattempo, poco prima che passasse il natale, è passato un omone grasso vestito di rosso. M'ha sorpassato mentre andavo piano con una mano sul motore per cercare di scaldarla. E m'è andato via di seconda, ma lasciando cadere dei regali dal sacco.
Ovviamente, essendo ancora fine linguista più che biker, ed essendo il clima gelido ma inospitale, il tema di fondo è stato di carta e inchiostro. Nell'ordine:
Il primo, Moto Guzzi - Quando le moto hanno l'anima, Oscar Mondadori, che se non melo avesse regalato la Signora melo sarei preso da me. Una panoramica sui personaggi, sui visi, sulle piccole storie e leggende che hanno ruotato attorno al marchio dell'aquila dal '21 ad oggi. Il tutto corredato da un secchio di foto che io, in tutta onestà, avrei speso su pagine più grosse per rendere omaggio ai dettagli. Ma va bene così, il senso del libro è un altro, ed è l'inizio migliore di una nuova sezione della libreria di casa.
Poi, siccome - per dirla col Carlone - bisogna avecci una memoria storica, è il turno di Steve McQueen in edizioni Taschen. Una via di mezzo tra un libro di moto e un libro di foto. La storia di un piccolo pezzo del personaggio, dell'attore e dell'uomo, di un piccolo pezzo del folle guidatore di Triumph, di quelle che a guardarle l'unica cosa che ti viene da dire è "quella moto è dannatamente fica". E basta.
Memoria per immagini, storie vissute tra set, vita privata e incursioni in notturna nel deserto assieme a dei gruppi di biker folli. A compensare le dimensioni scarne del primo, una serie di foto in formato grande scattate con l'occhio del professionista divertito. Memoria storica indispensabile, che va al di là del semplice libro di moto, racconta un uomo e un mondo attraverso simboli, e fa venire una voglia dannata di avere quella Jaguar anni '60 in garage, parcheggiata accanto a quella Bonneville, pronte entrambe per andarsene a giro.
Infine, a chiudere il cerchio dei regali, l'autoregalo. Un bel casco nuovo per la signora a sostituire il Jet tre misure più largo utilizzato come rimpiazzo provvisorio per le gitarelle, che a novanta all'ora ballava e cadeva come un paio di mutande lenti. Un bel sottocasco di seta che - prevedo - userà mezza volta lamentandosi del caldo, e il bel progetto di comprarle un giacchetto tecnico di pelle (coi pèneri?) non appena le finanze lo concedano. Nel frattempo tanto non soffrirà di certo il gelo come me, la mia stufina personale...

(scritto il 29 dicembre)

giovedì 8 gennaio 2009

racconti monocilindrici

per quando la sfortuna
si accoppia all'incompetenza

per quando un V2 diventa V1
e il motore batte dispari

Va o non va?
Un po' va e un po' non va. Va a metà.
E' dura, da soli, provare a capire cosa fare a un motore che, almeno per quanto ne so io, funziona per diretto intervento della Madonna. Complice il clima delirante di dicembre, mi sono limitato a qualche giro breve all'interno dei confini del comune, intervallato da giorni interminabili di fermo causa pioggia. Tra una sortita e l'altra, a moto ferma, l'unica manutenzione e regolazione che sono stato in grado in grado di eseguire è stata la pulitura dello specchietto retrovisore. Il motore, che qualcuno più esperto di me dice debba andare a due cilindri, a volte fa come il mio cervello mentre cerco di capire qualcosa di meccanica: batte dispari.
Di nuovo bloccato in garage, a niente è servita la pulitura delle candele, già macinate dopo una settimana dalla sostituzione. L'ennesima puntata in macchina da Paparo per un consulto, il ventitre di dicembre, ha come risultato la sostituzione delle pipette e l'ennesimo acquisto candele nuove. Qualcuno parla di carburazione grassa, ed effettivamente a posteriori mi sembra di sentire il motore affogare un po', ma chissà. Di certo non sono in grado di regolare alcunché, di certo star fermi non è una soluzione, quindi ho risolto di provare a dare un po' di carica alla batteria, sostituire quanto sopra e partire.
Esco, chiudo il garage, mi vesto e parto. Va. L'orecchio, poco allenato, ci mette il tempo di arrivare in terza a capire che batte dispari. Ormai sono un pezzo fuori, è vigilia, ma l'officina di Paparo dovrebbe essere aperta, quindi proseguo. Meglio far dare un'occhiata completa al tutto a chi ne sa più di me.
Faccio una tirata sotto il sole fino alla Venturina, con un cilindro solo. Arrivo all'officina alle quattro meno un quarto, è ancora chiusa, rimarrà chiusa. Cavolo, è vigilia, hanno aperto solo al mattino. Che faccio? Rischio?

Rischio. Riparto in direzione di casa, la Piombino-Venturina la sto imparando a memoria, ma stavolta vado con l'orecchio attento solo al motore, nella speranza di intuire qualche rumore troppo strano (a parte quello dovuto al batter dispari), pronto a fermarmi e bestemmiare al primo segno di fumo, fuoco, esplosione. Macché, arrivo a casa e concludo il mio primo (spero ultimo) viaggio a un cilindro solo. Un cambio di candele (ancora!!!) e ragnola riparte inesorabile, dopo una sbuffata di fumo dallo scarico di destra. Continua ad affogare leggermente, ma si comporta abbastanza bene, in attesa di una controllata come si deve. Per le feste lascerò l'officina un po' in pace, lascerò il portafogli un po' in pace, poi si dovrà vedere che scelta fare tra le seguenti:
Un bel ripristino dell'impianto elettrico.
Una sostituzione delle centraline con un accrocchio trovato oltreoceano dal Carlone.
Oppure una più economica regolazio della carburazio.

Nel frattempo, finché il motore continua a ribattere pari, approfittiamo delle poche belle giornate per brevi sortite esplorative, da solo o in due. L'ultima, to Cafaggio and back passando per la Sdriscia e con una puntata a Tor del Sale, una mattina di sole prima di tornare a lavoro. A metà strada, l'incontro programmato con l'Insetto Scoppiettante, che si diverte a portarmi per lo sterrato e le stradine di campagna a raccattare mota.
In garage ho un manutentore di carica, nel caso servisse, per il quale ringrazio il Carlone. Se la batteria va giù, in una giornata almeno quel problema l'ho risolto, e dopo befana vedrò di comprarne uno mio. In programma abbiamo l'acquisto di un nuovo casco per Giusy, e vari giri nella zona.

venerdì 2 gennaio 2009

gitarelle (fortunelle)

shall we go
you and I while we can
through
the transitive nightfall of diamonds

Primi giri in due.
Qualche tentativo in solitaria, poi s'è provato. Bardatura antigelo per me, giacchettino autunnale per la Signora, e via con la prima sortita con passeggero.
Dio, è proprio tanto che piove. Sono uscito dal turno di notte, ho tirato lungo fino a pranzo, la Signora è tornata dai suoi giri in furgone. Pranziamo. Oggi il LaMMA ha dato cielo sereno. Ho voglia di provare la guida col passeggero, metto fretta, è tardi! è tardi!, sembro il Bianconiglio. Giusy mi odia, ma viene. Tentiamo, nonostante la nuvola grigia che incombe sull'Elba come quella di Fantozzi.
Le prime impressioni sono di stabilità, parecchia stabilità: la moto sembra incollata su tutte le buche inevitabili della Geodetica. Quando vado da solo sembra di essere sul tagada, in confronto. Meglio così. Per cinque minuti mi sento quasi pronto a un lungo viaggio in due.
Cinque minuti, il tempo di arrivare al bivio per la Sterpaia, e iniziano a cadere le prime gocce. Venti secondi, e diventano secchiate d'acqua. Il tempo di arrivare al cavalcavia, fermarsi ad asciugare la visiera e a far sfogare l'acquata al coperto, sotto la variante Aurelia, e purtroppo siamo costretti a girare il culo e tornare indietro, sempre sotto la pioggia, e ripassare accanto alla palude.
Approfittiamo per un giro cittadino, un'occhiata al crollo in cittadella, e il racconto di qualche vecchia strada del centro di Piombino. Un bicchiere di rosso dal Blècs, poi casa.